SCATTA L’ALLARME: GLI IMMIGRATI COMMETTONO 700 REATI AL GIORNO

SCATTA L’ALLARME: GLI IMMIGRATI COMMETTONO 700 REATI AL GIORNO

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FONTE

SCATTA L’ALLARME: GLI IMMIGRATI COMMETTONO 700 REATI AL GIORNO

«Ricordo che i reati commessi ogni giorno in Italia da immigrati – aggiunge – sono circa 700, quasi un terzo del totale, e questo è l’unico vero allarme reale contro cui da ministro sto combattendo».

Partiamo da queste parole dette ieri da Salvini. Gli immigrati commettono 700 reati al giorno: e sono solo quelli denunciati.

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Senza immigrati, se per grazia divina sparissero tutti, l’Italia registrerebbe oltre 255mila reati in meno l’anno. Non sarebbe il paradiso, ma ci si avvicinerebbe molto. Torneremmo ai magnifici anni ’80, probabilmente l’epoca migliore dell’Italia unita.

Eravamo ‘ricchi’, ma non da così tanto tempo da non rendersi conto che basta poco per non esserlo più, le nostre città non erano percorse da orde di afroislamici accampati ovunque. E l’unico pericolo che si poteva correre era incontrare una banda di ‘paninari’ o ‘metallari’.

Il tasso di criminalità degli immigrati in quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale è più alto di quello della popolazione nativa. Italia compresa. Dove questo dato è ancora più elevato: sia per la bassa attività criminogena italiana, sia perché importiamo da Paesi ad alto tasso di criminalità.
http://tuttiicriminidegliimmigrati.com/

Lo aveva confermato anche l’ultimo studio dalla Fondazione Hume presieduta dal sociologo e docente Luca Ricolfi.

La ricerca, approfondita e dominata dai numeri, Crimine e Immigrazione in Italia, è stata realizzata dal sociologo della Sapienza Luigi Maria Solivetti.

L’Italia, secondo lo studio, rappresenta un caso critico in Europa. Fino al 1993 la popolazione immigrata era lo 0,4%, ma dagli anni Novanta ha avuto una crescita dei flussi tanto da arrivare, nel 2017, a una popolazione immigrata straniera pari al 10,2% del totale (circa 6,05 milioni, comprende i clandestini e i ‘nuovi italiani’).

«Questo rapido e incontrollato incremento di flusso immigratorio scrive il professor Solivetti – avveniva nonostante l’alto tasso di disoccupazione (circa 10% della forza lavoro 1995-2015), l’elevato livello d’ineguaglianza economica, la rigidità del mercato del lavoro e il basso livello della libertà economica: tutti aspetti sfavorevoli all’integrazione e al benessere economico degli immigrati».

In sintesi: sono arrivati immigrati, benché non servissero. Avevamo questo dubbio…

E scrive il sociologo, che “le principali teorie criminologiche suggeriscono alti tassi di delinquenza nella popolazione straniera immigrata”.

In una società dove ci sono difficoltà a integrarsi (perché le popolazioni sono troppo diverse, come nel caso dell’immigrazione in Italia), gli immigrati reagiscono tendendo a compiere crimini perché hanno meno possibilità di «raggiungere il successo o il benessere» lecitamente.

Ma andiamo a guardare i dati, che sono a dir poco sorprendenti e che provengono dall’Istat, istituto che a sua volta li ha raccolti da due fonti: gli archivi delle Procure (con numeri relativi a procedimenti contro individui e alle condanne definitive) e i dati raccolti dal Ministero dell’Interno che provengono dalle forze dell’ordine (cioè tutti i delitti denunciati). Ebbene, in tutti le tipologie di delitti commessi in Italia la percentuale di immigrati imputati è sempre più alta, in proporzione alla popolazione, rispetto ai nativi (che i termini assoluti compiono più reati ma sono anche dieci volte più numerosi). Vediamo l’omicidio volontario: dal 2006 al 2015 gli immigrati imputati sono cresciuti del 22% mentre i nativi sono diminuiti del 17%. E le lesioni volontarie: negli ultimi 30 anni sono saliti da 400 a circa 11mila gli immigrati imputati. Poi la violenza sessuale: è cresciuta dai 2 ai quasi 10 casi ogni 100mila abitanti in 30 anni e il «contributo» degli immigrati stranieri è decisivo.

Nel triennio 1995-97, la prima impennata, con 1713 nativi imputati che arrivano a 1949 bel 2013-15, ma il boom è degli imputati immigrati che sono passati da 317 a 1050.

Le tendenze sono rispecchiate per tutti i reati illustrati nello studio: sfruttamento della prostituzione, rapina, estorsione, traffico di droga, violenza a pubblico ufficiale eccetera. Insomma, un quadro tutt’altro che lusinghiero.

E non c’è spazio per discriminazioni né da parte dei giudici né delle forze dell’ordine, come sostiene lo studio di Solivetti, perché le statistiche non possono essere messe in discussione e, inoltre, perché una vittima che denuncia un delitto lo fa e basta, non ponendosi il problema della provenienza del criminale.

In conclusione, afferma lo studio, questa situazione è stata determinata dai flussi migratori troppo veloci e incontrollati in un contesto sociale caratterizzato da diseguaglianza economica e disoccupazione e da ‘rigidità economica’ (ovvero gli italiani tendono a non farsi sopravanzare economicamente dai nuovi venuti, che reagiscono commettendo reati).

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